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Dr Josip Buric

ALIF: fusione intersomatica lombare anteriore

In sintesi

  • Cos'è Un intervento che stabilizza le vertebre lombari inserendo un supporto (cage) tra i corpi vertebrali, raggiunto dalla parte anteriore dell'addome
  • Quando si ricorre a questo intervento Dolore lombare cronico, discopatia degenerativa, spondilolistesi, instabilità vertebrale
  • Come si svolge In anestesia generale, con un'incisione nella parte bassa dell'addome; spesso in collaborazione con un chirurgo vascolare per la sicurezza dell'accesso

L’ALIF, acronimo di Anterior Lumbar Interbody Fusion, è una tecnica chirurgica di fusione vertebrale lombare che prevede l’accesso alla colonna attraverso una via anteriore, cioè dalla parte addominale. È indicata principalmente per il trattamento del livello L5-S1, ma in casi selezionati può essere eseguita anche ad altri livelli lombari, come L4-L5 o, più raramente, L3-L4.

Durante l’intervento viene inserita una cage, o supporto intersomatico, nello spazio compreso tra due corpi vertebrali. Questo dispositivo ha la funzione di ripristinare l’altezza del disco, stabilizzare il segmento vertebrale e favorire la fusione ossea tra le vertebre trattate.

alif

Indicazioni

L’ALIF viene utilizzata in diverse condizioni patologiche della colonna lombare, soprattutto quando è necessario ottenere una stabilizzazione solida del segmento vertebrale anteriore. Le indicazioni più comuni comprendono discopatie degenerative, instabilità vertebrale, spondilolistesi, dolore lombare cronico di origine discale, riduzione dello spazio discale e alcune deformità del rachide lombare.

Questa tecnica può essere indicata anche nei casi in cui sia necessario ripristinare la lordosi lombare, cioè la normale curvatura della parte bassa della schiena. Il posizionamento anteriore di una cage di adeguate dimensioni consente infatti di correggere, almeno in parte, l’allineamento del segmento trattato e migliorare l’equilibrio sagittale della colonna.
In alcuni casi l’ALIF viene eseguita come procedura isolata, mentre in altri può essere associata a una stabilizzazione posteriore con viti e barre, soprattutto quando è richiesta una maggiore stabilità meccanica o quando sono presenti instabilità importanti.

Accesso chirurgico

L’intervento viene eseguito in anestesia generale, con il paziente in posizione supina, cioè sdraiato a faccia in su. L’accesso alla colonna avviene attraverso una piccola incisione nella parte inferiore dell’addome, generalmente centrale o leggermente laterale, a seconda del livello da trattare e della pianificazione chirurgica.

Attraverso l’approccio anteriore si raggiunge la parte frontale della colonna lombare passando davanti ai corpi vertebrali. Durante questa fase vengono delicatamente mobilizzate le strutture addominali e vascolari per consentire l’accesso allo spazio discale. In molti casi l’intervento viene eseguito con la collaborazione di un chirurgo vascolare o generale, soprattutto per rendere più sicura la fase di esposizione dei grossi vasi addominali.

Tecnica chirurgica

Una volta raggiunto il disco intervertebrale interessato, questo viene rimosso in modo accurato. Lo spazio discale viene quindi preparato per accogliere la cage intersomatica. Il supporto può essere realizzato in diversi materiali biocompatibili, come titanio, PEEK o altri materiali specifici per chirurgia vertebrale.

All’interno della cage viene generalmente inserito innesto osseo o materiale osteoconduttivo, con l’obiettivo di favorire la formazione di osso tra i due corpi vertebrali. Con il passare dei mesi, questo processo porta alla fusione stabile delle vertebre trattate.

La cage ha anche una funzione meccanica immediata: mantiene lo spazio tra le vertebre, ripristina l’altezza discale e contribuisce alla stabilità del segmento.

Utilità del supporto intersomatico

Il supporto intersomatico inserito per via anteriore risulta utile per diversi motivi. Innanzitutto consente di ristabilire l’altezza dello spazio discale, spesso ridotta a causa della degenerazione del disco. Questo può contribuire a ridurre la compressione indiretta sulle radici nervose, aumentando lo spazio disponibile nei forami vertebrali.

Inoltre, la cage permette di distribuire meglio i carichi tra i corpi vertebrali e di creare una superficie ampia per la fusione ossea. Rispetto ad altri approcci, la via anteriore consente spesso l’inserimento di cage di dimensioni maggiori, con un buon appoggio sui piatti vertebrali e una maggiore capacità di ripristinare la lordosi lombare. Inoltre, l’inserimento di un supporto di grandi dimensioni riduce il rischio di cedimento dei corpi vertebrali con l’affossamento intraosseo dello supporto e fallimento dell’intervento stesso.

Limiti e possibili complicanze

Come ogni procedura chirurgica, anche l’ALIF presenta possibili rischi e complicanze. Le complicanze più specifiche dell’approccio anteriore sono legate alla vicinanza dei grossi vasi addominali, come arterie e vene iliache, che devono essere mobilizzati per raggiungere il disco. Per questo motivo è importante una pianificazione accurata e, in molti casi, la presenza di un chirurgo esperto nell’accesso anteriore.

Altre possibili complicanze comprendono lesioni viscerali quali colon o uretere, infezioni, dolore addominale post-operatorio, ileo temporaneo, mancata fusione ossea, mobilizzazione o cedimento della cage e persistenza della sintomatologia.

Negli uomini, sebbene raramente, può verificarsi un disturbo dell’eiaculazione dovuto all’irritazione del plesso nervoso simpatico anteriore. Questo rischio viene discusso in fase preoperatoria quando pertinente. Nelle donne il rischio è di secchezza vaginale.

Non tutti i pazienti sono candidati ideali per questa tecnica. Pregressi interventi addominali, particolari varianti anatomiche vascolari o determinate condizioni cliniche possono rendere l’approccio anteriore più complesso o meno indicato.

Decorso post-operatorio

Il decorso post-operatorio varia in base al numero di livelli trattati, all’eventuale associazione con stabilizzazione posteriore e alle condizioni generali del paziente.

In molti casi il paziente viene mobilizzato precocemente, già nei primi giorni dopo l’intervento, sotto controllo medico e fisioterapico.
Il dolore post-operatorio può interessare sia la regione lombare sia la sede addominale dell’accesso chirurgico.

Generalmente viene gestito con terapia analgesica e tende a ridursi progressivamente. In alcuni casi può essere prescritto un busto lombare per un periodo variabile, al fine di proteggere il tratto operato durante le prime fasi della guarigione.
La degenza ospedaliera dipende dalla complessità dell’intervento, ma nei casi più semplici può essere relativamente breve.

Convalescenza

La ripresa delle attività quotidiane deve essere graduale.

Nelle prime settimane è consigliato evitare sforzi intensi, sollevamento di pesi, torsioni brusche del tronco e attività fisiche non autorizzate. Le camminate leggere sono generalmente incoraggiate, sempre secondo le indicazioni dello specialista.

Il ritorno al lavoro dipende dal tipo di attività svolta. Le attività sedentarie possono essere riprese prima, mentre i lavori fisicamente impegnativi richiedono tempi più lunghi. La fusione ossea completa richiede diversi mesi e deve essere controllata nel tempo mediante valutazioni cliniche e radiografiche.

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